Te Deum 2020. Perché ringraziamo?




Te Deum laudamus

Noi ti lodiamo, Dio, 
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, 
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei Cieli:
Santo, Santo, Santo 
il Signore Dio dell'universo.

I cieli e la terra 
sono pieni della tua gloria.

Ti acclama il coro degli Apostoli,
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; 

la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il Tuo unico Figlio, 
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, Re della gloria, 
eterno Figlio del Padre,
Tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell'uomo.

Vincitore della morte, 
hai aperto ai credenti il Regno dei Cieli.

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, 
che hai redento col Tuo sangue prezioso.

Accoglici nella tua gloria
nell'assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, 
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, 
lodiamo il Tuo Nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, 
di custodirci senza peccato.

Sia sempre con noi la tua misericordia: 
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, 
pietà di noi. 
Tu sei la nostra speranza, 
non saremo confusi in eterno.


Perché ringraziamo Dio?
Se in tempi normali la domanda è molto "generica", in tempi di pandemia qualcuno potrebbe porla molto seriamente... o anche provocatoriamente. 
Qui di seguito, la risposta cristiana (o meglio: un inizio di una delle risposte cristiane), attraverso le parole che Papa Francesco aveva preparato per la celebrazione di stasera - parole lette da un cardinale che l'ha sostituito, in quanto il Papa in giornata è stato bloccato da un problema fisico: una forte sciatalgia.
 

Fonte:

Roma ore 17 circa

Primi Vespri Solennità Maria Ss.ma Madre di Dio e Te Deum di ringraziamento per l'anno trascorso

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica di San Pietro
Giovedì, 31 dicembre 2020

[Omelia del Santo Padre, letta da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Battista Re]

Do lettura del testo che il Santo Padre, Papa Francesco, aveva preparato per questa circostanza.

 

Carissimi fratelli e sorelle!

Questa celebrazione vespertina ha sempre un duplice aspetto: con la liturgia entriamo nella festa solenne di Maria Santissima Madre di Dio; e nello stesso tempo concludiamo l’anno solare con il grande inno di lode.

Sul primo aspetto si parlerà nell’omelia di domani mattina. Questa sera diamo spazio al ringraziamento per l’anno che volge al termine.

«Te Deum laudamus», «Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore…». 

Potrebbe sembrare forzato ringraziare Dio al termine di un anno come questo, segnato dalla pandemia. Il pensiero va alle famiglie che hanno perso uno o più membri; pensiamo a coloro che sono stati malati, a quanti hanno sofferto la solitudine, a chi ha perso il lavoro…

A volte qualcuno domanda: qual è il senso di un dramma come questo? Non dobbiamo avere fretta di dare risposta a tale interrogativo. Ai nostri “perché” più angosciosi nemmeno Dio risponde facendo ricorso a “ragioni superiori”. La risposta di Dio percorre la strada dell’incarnazione, come canterà tra poco l’Antifona al Magnificat: «Per il grande amore con il quale ci ha amati, Dio mandò il suo Figlio in una carne di peccato».

Un Dio che sacrificasse gli esseri umani per un grande disegno, fosse pure il migliore possibile, non è certo il Dio che ci ha rivelato Gesù Cristo. Dio è padre, «eterno Padre», e se il suo Figlio si è fatto uomo, è per l’immensa compassione del cuore del Padre. Dio è Padre ed è pastore, e quale pastore darebbe per persa anche una sola pecora, pensando che intanto gliene restano molte? No, questo dio cinico e spietato non esiste. Non è questo il Dio che noi «lodiamo» e «proclamiamo Signore».

Il buon samaritano, quando incontrò quel poveretto mezzo morto sul bordo della strada, non gli fece un discorso per spiegargli il senso di quanto gli era accaduto, magari per convincerlo che in fondo era per lui un bene. Il samaritano, mosso da compassione, si chinò su quell’estraneo trattandolo come un fratello e si prese cura di lui facendo tutto quanto era nelle sue possibilità (cfr Lc 10,25-37).

Qui, sì, forse possiamo trovare un “senso” di questo dramma che è la pandemia, come di altri flagelli che colpiscono l’umanità: quello di suscitare in noi la compassione e provocare atteggiamenti e gesti di vicinanza, di cura, di solidarietà, di affetto.

È ciò che è successo e succede anche a Roma, in questi mesi; e soprattutto di questo, stasera, rendiamo grazie a Dio. Rendiamo grazia a Dio per le cose buone accadute nella nostra città durante il lockdown e, in generale, nel tempo della pandemia, che purtroppo non è ancora finito. Sono tante le persone che, senza fare rumore, hanno cercato di fare in modo che il peso della prova risultasse più sopportabile. Con il loro impegno quotidiano, animato da amore per il prossimo, hanno realizzato quelle parole dell’inno Te Deum: «Ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre». Perché la benedizione e la lode che Dio più gradisce è l’amore fraterno.

Gli operatori sanitari – medici, infermiere, infermieri, volontari – si trovano in prima linea, e per questo sono in modo particolare nelle nostre preghiere e meritano la nostra riconoscenza; come pure tanti sacerdoti, religiose e religiosi, che si sono prodigati con generosità e dedizione. Ma stasera il nostro grazie si estende a tutti coloro che si sforzano ogni giorno di mandare avanti nel modo migliore la propria famiglia e a coloro che si impegnano nel proprio servizio al bene comune. Pensiamo ai dirigenti scolastici e agli insegnanti, che ricoprono un ruolo essenziale nella vita sociale e che devono affrontare una situazione molto complessa. Pensiamo anche con gratitudine ai pubblici amministratori che sanno valorizzare tutte le buone risorse presenti nella città e nel territorio, che sono distaccati dagli interessi privati e anche da quelli del loro partito. Perché? Perché cercano davvero il bene di tutti, il bene comune, il bene a partire dai più svantaggiati.

Tutto questo non può avvenire senza la grazia, senza la misericordia di Dio. Noi – lo sappiamo bene per esperienza – nei momenti difficili siamo portati a difenderci – è naturale –, siamo portati a proteggere noi stessi e i nostri cari, a tutelare i nostri interessi… Come è possibile allora che tante persone, senza altra ricompensa che quella di fare il bene, trovino la forza di preoccuparsi degli altri? Che cosa le spinge a rinunciare a qualcosa di sé, della propria comodità, del proprio tempo, dei propri beni, per darlo agli altri? In fondo in fondo, anche se loro stesse non ci pensano, le spinge la forza di Dio, che è più potente dei nostri egoismi. Per questo, questa sera diamo lode a Lui, perché crediamo e sappiamo che tutto il bene che giorno per giorno si compie sulla terra viene, alla fine, da Lui, viene da Dio. E guardando al futuro che ci attende, nuovamente imploriamo: «Sia sempre con noi la tua misericordia, in te abbiamo sperato». In te è la nostra fiducia e la nostra speranza.

Papa Francesco, 31 dicembre 2020


Per chi desidera approfondire l'argomento del Te Deum, ecco il link al mio post che riassume tutto ciò che ho scritto negli anni precedenti:

In più, quest'anno aggiungo un tema che, in effetti, nella fede cattolica andrebbe affrontato prima di ogni altro: 
alla fin fine, in definitiva, che cos'è la preghiera? Che cosa fa di una preghiera (cioè di un testo, di un pensiero, di una lettura) una vera preghiera? Quand'è che veramente preghiamo?
Risponde padre Angelo Bellon dal sito Amici Domenicani (rivolgendosi ad un lettore che pone la questione).
Quando il pensiero su Dio diventa preghiera:
https://www.amicidomenicani.it/quando-il-pensiero-su-dio-diventa-preghiera/

Per completare il quadro, si può anche consultare la sezione del Catechismo che spiega le 3 espressioni della preghiera:


Info foto: la località fotografata è Rocca Pietore (Belluno) durante la memorabile nevicata di questi ultimi giorni.
Se escludiamo tutti i problemi provocati alla viabilità in Veneto, e proponendo per la santità di gruppo 😁😇 tutti i componenti della Protezione Civile (che tra Covid, maltempo e terremoti, stanno ormai in allerta costante)... i paesaggi che si ammirano in questi giorni richiedono un apposito Te Deum 📃



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