Sukkot e tradizione cristiana

O meglio...
Che fine ha fatto Sukkot?

Durante lo svolgimento delle feste ebraiche trovo molti spunti di riflessione negli articoli pubblicati dai cattolici di lingua ebraica in Terra Santa (vedi qui), oltre che dal sito ebraico del movimento Chabad (vedi qui), una delle maggiori correnti dell'ebraismo "ultraortodosso".


La mia risposta (alla domanda di apertura del post) non è una sorta di esercizio di dialogo "interfede" né una pretesa di fare paralleli laddove non ci sono.
Ora, qualcuno o cristiano o ebreo potrà chiedersi che cosa c'entri Sukkot (la celebre festa delle Capanne o dei Tabernacoli) col cristianesimo.
Come sappiamo le feste cristiane - dal punto di vista storico - sono uno sviluppo di quelle ebraiche,
mentre - dal punto di vista spirituale e teologico cristiano - sono un compimento, una piena fioritura della radice ebraica che avviene con l'arrivo del Messia d'Israele.

Tutto ciò vale praticamente per ognuna delle grandi feste originarie dell'ebraismo che per noi cristiani vengono svelate, spiegate e reinterpretate alla luce di Gesù Cristo.

Ma ecco che "all'appello", a prima vista, sembra mancare Sukkot, la bellissima festa che per gli ebrei è iniziata stasera 13 ottobre 2019 e che durerà (attraverso varie fasi liturgicamente significative) fino al tramonto del 20 ottobre.

©foto Chabad.org

A questo proposito, di questa apparente mancanza del "corrispettivo" cristiano parla padre David Neuhaus (sacerdote cattolico gesuita, ebreo di nascita e di cultura).

Riporto qui di seguito per comodità l'articolo che potete anche leggere direttamente al link Vicariato di San Giacomo - Gerusalemme, e poi concludo con una mia personale "visione di Sukkot" nel suo significato cristiano cattolico che in parte si collega a ciò che scrive padre Neuhaus.


Cosa è successo a Sukkot nella tradizione cristiana?
di padre David Neuhaus SJ, (attualmente Superiore della Comunità dei Gesuiti di Terra Santa)

Nella tradizione biblica ci sono tre feste centrali di pellegrinaggio (a Gerusalemme): Pesach, Shavuot e Sukkot. Due di queste sono state riprese esplicitamente nel Nuovo Testamento, dove hanno ricevuto una nuova interpretazione.
Pesach non è celebrata solo come festa della liberazione dalla schiavitù ed uscita dall’Egitto, ma diventa la festa della liberazione dalla morte attraverso la crocifissione e risurrezione di Gesù Cristo (la Pasqua cristiana).
Shavuot non è solo la celebrazione dei primi frutti in Israele, ma diviene per i cristiani festa dei primi frutti del Cielo – il dono dello Spirito Santo alla prima comunità cristiana che celebrava la festa sul Monte Sion (Pentecoste). 
Cosa è successo a Sukkot nella tradizione cristiana?
Negli scritti sacri del popolo d’Israele, Sukkot celebra il raccolto finale prima dell’inverno. Tutto il popolo sale a Gerusalemme, per ringraziare Dio e onorare il Suo Nome nel Tempio alla fine dell’anno agricolo. In questo periodo essi ricordano il periodo nel deserto, i quarant’anni che precedettero l’ingresso nella Terra promessa, quando Dio soddisfò tutti i loro bisogni e li fece risiedere in fragili tende (cfr. Levitico 23,43).
Nella letteratura profetica (cfr. Zaccaria 14), Sukkot è legata alla fine dei tempi, quando Dio mieterà il raccolto finale dal popolo d’Israele e dai popoli stranieri ed essi verranno tutti a servirlo a Gerusalemme.
A prima vista sembra che questa festa scompaia nella tradizione cristiana (nonostante secondo il Vangelo di Giovanni Gesù salga a Gerusalemme per la festa di Sukkot, Gv 7).

Ad uno sguardo più attento possiamo trovare un eco della festa di Sukkot nella festa della Trasfigurazione di Gesù, celebrata dalla Chiesa Cattolica il 6 agosto. In questo periodo, gli sguardi dei fedeli si volgono al Monte Tabor, che viene identificato dalla tradizione antica come “l’alto monte” su cui Gesù si trasfigurò davanti a tre discepoli. Se rileggiamo il racconto della Trasfigurazione nei libri dei Vangeli (vedi Marco 9,2-9; Matteo 17,1-8; Luca 9,28-36), scopriamo come Gesù si trasfigura davanti ai tre discepoli.
“Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche” (Marco 9,3).
Così Gesù mostra ai suoi discepoli la sua gloria prima del suo ingresso alla passione ed alla morte. Prima di salire sull’alto monte, Gesù disse ai suoi discepoli per la prima volta che sarebbe dovuto andare a Gerusalemme per soffrirvi e morire. Simon Pietro si oppose e non era disposto ad accogliere la paurosa profezia. Ed in quel momento, quando vedono Gesù rivestito di gloria, che parla con Mosè, il datore della Legge, ed il profeta Elia, Simon Pietro suggerisce di costruire delle tende per Gesù, per Mosè e per Elia. Così Simon Pietro mostra di nuovo la sua paura e la sua opposizione al viaggio di Gesù verso Gerusalemme per soffrire e morire. Cerca una via per fermare Gesù sull’alto monte, vestito di splendore e molto distante da coloro che lo cercano per fargli del male. Ma Gesù non può restare sull’alto monte; deve scendere e compiere la sua via verso Gerusalemme, dove lo crocifiggeranno. La tenda che Simon Pietro vuole costruire non è quella voluta da Dio.

Quaranta giorni dopo la Trasfigurazione, il 14 settembre, la Chiesa cattolica celebra la Santa Croce. In diverse tradizioni cristiane si collega il legno della Croce al legno dell’albero nel giardino dell’Eden. Attraverso quello entra nel mondo la morte a causa della disobbedienza (quando il primo uomo mangiò il frutto dell’albero), attraverso l’altro la vita venne ripristinata (quando Gesù fu obbediente fino alla morte).
La Croce è anche legata all’arca di Noè (tutti coloro che si rifugiano in essa saranna salvati) ed al bastone di Mosè (attraverso cui compì segni prodigiosi e guidò il popolo).
Si può collegare la Croce alla capanna. Al posto della tenda che Simon Pietro voleva costruire per Gesù per farlo rimanere sull’alto monte, la Croce di Gesù si dimostra la vera tenda per i suoi fedeli. La  Croce diviene rifugio per coloro che sono in fuga dal peccato e si affidano al Figlio dell’Uomo, che rimase obbediente alla volontà del Padre nei Cieli.

Oltre a ciò la Festa della Croce ha origine nel giorno della dedicazione della Chiesa della Risurrezione (conosciuta in italiano come Chiesa del Santo Sepolcro).
Era il 14 settembre 335, quando l’edificio costantiniano a Gerusalemme fu dedicato: tenda per tutti i cristiani che cercano rifugio sotto la Croce e sollevano il loro sguardo alla gloria del Cristo risorto.

Nelle comunità cristiane di Terra Santa sono presenti tre simboli nella Festa dell’esaltazione della Croce:
la luce, il basilico e il melograno.
La luce rappresenta la luce della croce che illumina la nostra vita. Il basilico, verde e profumato, rappresenta l’albero della vita, che è raffigurato nella croce. Il melograno, pieno di succo rosso (come il sangue del Cristo versato sulla croce) e di semi (la fertilità della vita), significa il mistero della morte in croce del Cristo per noi. Il basilico ed il melograno della festa dell’Esaltazione della Croce cristiana ricordano forse il lulav e l'etrog [ramo verde di palma + mirto + salice + il cedro] della festa ebraica di Sukkot.

Fonte: articolo originale qui

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Sukkot 2019 e la mia intuizione di quest'anno...
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L'articolo di padre Neuhaus fornisce delle ottime spiegazioni e tanti spunti da meditare.
Tuttavia quest'anno nella mia mente è apparso in modo chiaro un pensiero molto più semplice: Sukkot siamo noi.
[per favore, non fraintendete. Non sto togliendo la festa ai legittimi proprietari originari. Ora mi spiego]

La Chiesa intera, in pratica, è la Sukkot cristiana.
Mi spiego meglio:
si potrebbe dire che nel cristianesimo non esiste nessun sviluppo di Sukkot in una corrispondente festività cattolica
semplicemente perché noi cattolici da 2000 anni stiamo sempre "in sukkot" - sia nel suo significato di difficoltà e fragilità sia in quello della gioia. 
Le capanne sono le nostre chiese.
Quella che noi chiamiamo la Chiesa pellegrina sulla Terra è... la Chiesa che sta continuamente vivendo la condizione di Sukkot.
Perciò (forse) è possibile che per questo motivo "intrinseco" non si sia sviluppata una festa cristiana specifica.

A partire da Gesù e dagli Apostoli si sono organizzate nella storia tante capanne (chiese) nelle quali Dio ci assiste e ci protegge in modo particolare, come proteggeva Israele nel deserto. Inizialmente per i cristiani si è trattato principalmente di gruppi-sukkot e di case-sukkot. Poi abbiamo iniziato a costruire chiese, grandi e piccole, anche piccolissime, anche grandissime.
Ecco: le nostre chiese si potrebbero vedere anche così, (per non parlare della tradizione italiana dei capitelli votivi: luoghi fisici capillarmente diffusi sul nostro territorio che meriterebbero un capitolo a parte per il loro collegamento col significato delle tende/ capanne nel deserto. Mi riferisco a questo esempio preso dalla cultura italiana solo per dire che ci possono essere varie interpretazioni e realizzazioni di Sukkot presenti nel cristianesimo. Un altro esempio è rappresentato dai monasteri durante le invasioni barbariche in Europa e lungo tutto il periodo del Medioevo. E un altro ancora: i Padri del Deserto, i quali effettivamente riproducevano uno "stile Sukkot" che praticavano per tutta la loro vita).

Papa Francesco ha definito la Chiesa anche "ospedale da campo", ed è un po' il concetto che sto proponendo anch'io, riferendolo però ai luoghi fisici delle chiese, dei monasteri, dei santuari, eccetera.

Infatti, anche se metaforicamente in generale si potrebbe dire che tutti gli uomini - rispetto a Dio - si trovano a vivere come Israele nel deserto sotto le tende/capanne,
però tale situazione viene proposta in modo concretissimo in particolare nelle nostre chiese cattoliche che costituiscono dei veri luoghi fisici consacrati per il rifugio (temporaneo) dei cristiani su questa terra, in cammino verso la Terra Promessa. Ciò è vero in ogni luogo "pacifico" della terra, ma pensiamo anche alle chiese (di mattoni, di legno, di paglia...) nei luoghi di guerra e nelle aree più povere del pianeta.

Da altro punto di vista: anche ogni celebrazione eucaristica è "una capanna". Ogni Messa è una "capanna". Dio la costruisce per noi, ovunque la celebriamo. E noi, da parte nostra, ci mettiamo ben poco: è proprio una capanna!
In nessuna altra religione esiste il corrispondente della Messa cattolica (e ortodossa), e nemmeno esiste qualcosa come il Tabernacolo delle nostre chiese con la santità del suo contenuto "portato" alle persone in ogni luogo della terra...
Potrebbe essere questo il collegamento con la festa ebraica della Capanne, festa dei Tabernacoli ⛺🌴⛪⛺💒🌴💒
C'è effettivamente una vicinanza di concetti. E nello stesso tempo una differenza notevole.
Ciò che si celebra in Israele e nelle comunità ebraiche della diaspora in questo periodo è davvero molto bello, molto significativo. E fa parte anche della storia cristiana visto che lo possiamo trovare nella nostra Sacra Scrittura. Quindi, in qualche modo, per chi la conosce, è giusto che come cristiani avvertiamo una certa "mancanza" di Sukkot 😇 , una richiesta e un'attesa di Sukkot... specialmente avviandosi verso Ognissanti che è la nostra festa di famiglia della stagione autunnale.

Francesca




Per studio e approfondimento 
di tutti i significati della festa di Sukkot come è celebrata attualmente nell'ebraismo: clicca qui

© immagine Chabad.org

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