Oggi 17 ottobre S. Ignazio di Antiochia

Nato circa 35 d.C.
Morto martire a Roma circa nel 107 - condannato ad essere sbranato dalle belve.
(persecuzione dei cristiani dell'imperatore Traiano).

Vescovo, teologo, Padre della Chiesa.

Mentre veniva deportato a Roma, durante il percorso, riuscì a scrivere delle lettere per confermare nella Fede le comunità cristiane di cui si prendeva cura.
Escluse le interpolazioni dei secoli successivi, i documenti autentici scritti da Ignazio sono molto importanti come testimonianza della Chiesa primitiva, della sua organizzazione, teologia e delle prime eresie che già giravano e dalle quali i vescovi - unici depositari della fede originaria - mettevano in guardia.

Più volte sono rimasta impressionata dal "sistema perfetto" che ha blindato e trasmesso il messaggio cristiano attraverso i secoli.
È sufficiente leggere i Padri della Chiesa, i quali sono distanti anche secoli gli uni dagli altri, per rendersi conto che il nucleo immutabile del cristianesimo passa intatto da vescovo a vescovo. Viene approfondito. Non cambiato.
E considerando anche i santi "del popolo" (molto più numerosi dei papi e dei vescovi) ci si rende conto che il cristianesimo, come il giudaismo dal quale fiorisce, conta sulla solidissima Tradizione (=trasmissione) fatta di un cuore centrale poggiante su un profondo phronema.
[parola difficile di cui mi ha parlato di recente uno studiosissimo ebreo ultra-ortodosso approdato al cattolicesimo. Non che io non avessi mai percepito il quid di cui si parlava. Però mi mancava la parola. Ho visto poi in rete che viene perlopiù utilizzata dagli studiosi delle chiese ortodosse orientali].

È quello che noi tutti (cattolici) percepiamo quando leggiamo una lettera cristiana di un vescovo incatenato, risalente a circa 1.900 anni fa, e la capiamo senza grandi problemi - perché fondamentalmente comprendiamo quello che sta "sotto", al di là del testo, e concordiamo sulla visione del mondo alla quale si fa riferimento.

Oggi 17 ottobre, Sant'Ignazio di Antiochia, un pensiero anche alla Siria.

"Ignazio, Teoforo, alla Chiesa di Dio Padre e dell'amato Gesù Cristo che ha ottenuto misericordia in ogni grazia, che è piena di fede e di carità, piena di ogni carisma, carissima a Dio e portatrice dello Spirito Santo, che sta a Smirne dell'Asia, il saluto migliore nello spirito irreprensibile e nella parola di Dio.

(...)
Nessuno si lasci ingannare; anche gli esseri celesti, la gloria degli angeli, i principi visibili ed invisibili se non credono nel sangue di Cristo hanno la loro condanna. "Chi può comprendere, comprenda". Il posto non inorgoglisca nessuno; tutto è la fede e la carità, cui nulla è da preferire. Considerate quelli che hanno un'opinione diversa sulla grazia di Gesù Cristo che è venuto a noi come sono contrari al disegno di Dio. Non si curano della carità, né della vedova, né dell'orfano, né dell'oppresso, né di chi è prigioniero o libero, né di chi ha fame o sete.

Stanno lontani dalla eucaristia e dalla preghiera perché non riconoscono che l'eucaristia è la carne del nostro salvatore Gesù Cristo che ha sofferto per i nostri peccati e che il Padre nella sua bontà ha risuscitato. Costoro che disconoscono il dono di Dio, nel giorno del giudizio, moriranno. Sarebbe meglio per loro praticare la carità per risorgere. Conviene star lontano da essi e non parlare con loro né in privato né in pubblico, per seguire invece i profeti e specialmente il vangelo nel quale è manifestata la passione e compiuta la risurrezione. Fuggite le faziosità come il principio dei mali.

Come Gesù Cristo segue il Padre, seguite tutti il vescovo e i presbiteri come gli apostoli; venerate i diaconi come la legge di Dio. Nessuno senza il vescovo faccia qualche cosa che concerne la Chiesa. Sia ritenuta valida l'eucaristia che si fa dal vescovo o da chi è da lui delegato. Dove compare il vescovo, là sia la comunità, come là dove c'è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica. Senza il vescovo non è lecito né battezzare né fare l'agape; quello che egli approva è gradito a Dio, perché tutto ciò che si fa sia legittimo e sicuro.

(...)
La vostra preghiera è giunta alla Chiesa di Antiochia in Siria, da dove, legato con queste catene preziose a Dio, saluto tutti, pur non essendo degno di appartenervi come ultimo di voi. Per (Sua) volontà sono stimato degno, non per mia coscienza, ma per la grazia di Dio, che prego mi sia data in pieno per raggiungerlo con la vostra preghiera. Perché l'opera vostra sia perfetta in terra e in cielo, conviene che la vostra Chiesa, a gloria di Dio, elegga un inviato di Dio per andare in Siria a congratularsi con quei fedeli, perché hanno riacquistato la pace e ripreso la loro grandezza, ed è stato ricostituito il corpo della loro (comunità). Mi è parso, dunque, un'opera degna che uno di voi sia inviato con una lettera, per rallegrarsi con loro della serenità conseguita grazie a Dio, e del porto raggiunto con la vostra preghiera. Pensate cose perfette perché siete perfetti. Dio è pronto ad aiutare quelli che vogliono fare il bene.

Vi saluta la carità dei fratelli di Troade, da dove anche vi scrivo per mezzo di Burro, che avete mandato con me insieme agli efesini, vostri fratelli, e che mi ha confortato in ogni cosa. E' utile che tutti lo imitino perché è un modello del servizio di Dio. La grazia lo ricompenserà in tutto. Saluto il vescovo degno di Dio, il venerabile presbiterato, i diaconi miei conservi e, uno ad uno, tutti insieme nel nome di Gesù Cristo, nella sua carne e nel suo sangue, nella passione e nella resurrezione corporale e spirituale, in unione a Dio e a voi. A voi la grazia, la misericordia, la pace e la pazienza per sempre."

Estratto dalla lettera ai cristiani di Smirne
Testo completo al link
http://www.monasterovirtuale.it/ignazio-di-antiochia-lettera-ai-cristiani-di-smirne.html




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